Per Fumum 2019

Posted on Marzo 10, 2020

Storie e preghiere al profumo d’incenso dall’Egitto all’Oman

Storie e preghiere al profumo d’incenso dall’Egitto all’Oman

Viaggio nel tempo alla scoperta delle «Lacrime degli Dei»

«Quel movimento di spingere verso di sé il fumo dell’incenso quando sta bruciando è un gesto naturale, che affonda le radici nei riti sciamanici risalenti all’età della pietra. Ne siamo sedotti, quando lo guardiamo salire verso l’alto e danzare trasportato dalle correnti. Sono un’appassionata ed è mia abitudine accenderlo in casa. Mi metto vicina all’incensiere e chiudo gli occhi aspirandone l’essenza. Lascio che si diffonda. Aspetto una mezz’ora, poi spalanco le finestre e permetto all’aria fresca di spazzare via le negatività, i pensieri pesanti. L’incenso depura e aiuta la concentrazione». Roberta Conzato è la presidente dell’associazione Per Fumum che il 27 marzo avrebbe dovuto inaugurare, al Museo di Antichità, la terza edizione dell’evento annuale dedicato alla cultura del profumo, che sarà posticipato (virus permettendo) ai primi di maggio. La mostra «Incensum» sarà dedicata, in particolar modo, al Franchincenso (altrimenti detto lacrime degli Dei), una materia prima purissima che sgorga dalla corteccia della Boswellia Sacra che cresce nella Valle dell’Incenso, nella regione del Dhofar del sultanato dell’Oman. Il sultanato sarà ospite speciale dell’evento cui parteciperà donando per l’occasione diversi pezzi unici, parte della collezione del National Museum di Muscat.

Incensiere romano

 

Conzato, che è un «naso», ha realizzato anche il profumo che pervaderà gli ambienti della mostra: «Rimanda all’aria buona che si respira in Oman, dove ci si perde tra i sacchi di oud, l’incenso tipico dei paesi arabi che ha conquistato la profumeria internazionale, mirra e franchincenso. Ho unito quest’ultimo all’Attar, l’acqua di rose ricavata dalla distillazione della rosa damascena».

Bruciaprofumi di bronzo cinese
La storia d’amore tra l’incenso e il fuoco risale agli albori dell’umanità. Da quando l’uomo della pietra scoprì le fiamme e capì che bruciando determinati legni o piante si sprigionavano aromi piacevoli, il collegamento con il divino fu immediato. Il fuoco era considerato dono degli dei e il fumo che si elevava negli spazi celesti veicolava messaggi, preghiere, richieste e gratitudine. Le cosiddette fumigazioni accomunano tutti i riti religiosi. I maestri per eccellenza furono gli egizi, come spiega la curatrice Silvana Cincotti: «In Egitto nacquero i primi laboratori. Bruciavano tantissimo incenso: è una classica raffigurazione all’interno dei templi. C’erano molte tipologie di incensieri e anche diverse gestualità per tenerli in mano. Questo avveniva ben prima dei faraoni e della costruzione delle piramidi». A loro si fa risalire anche il primo profumo della storia, il kyphy, una miscela di miele, vino bianco, cannella, cardamomo, incenso ed erbe aromatiche. Anche il popolo volle presto accedervi per potersi purificare di fronte agli dei. Uno dei più grandi estimatori fu Alessandro Magno che, come riporta Plutarco, scrisse a Leonida: «Ti abbiamo inviato incenso e mirra in abbondanza affinché tu la smetta di essere avaro con gli dei». Sembra che il maestro lo avesse ripreso (quando ancora non era Magno) rispetto alla sua attitudine a «sprecare» le essenze facendogli presente che, per permetterselo, avrebbe dovuto accaparrarsi le terre produttrici. Pare che non se ne fosse dimenticato mentre stava conquistando Gaza. Anche il Budda ama l’incenso. In Giappone, l’isola di Shikoku ospita 88 templi (il Pellegrinaggio di Shikoku) ognuno dei quali possiede un incenso particolare. «Il rito lì è diverso — spiega Conzato — è un incenso polveroso, i monaci lo sfregano tra le mani e portano i palmi al naso». Anche ai meno dotti in materia non sfugge la suggestione che lega l’incenso a un suo presumibile potere antisettico. Durante la Grande Peste del 300, «si pensava che l’incenso potesse disinfettare le pareti delle case e anche gli abiti. Nell’immaginario collettivo l’incenso riporta sempre a un senso di protezione, data la sua collocazione nei luoghi di culto». All’incenso spetta il sacro compito di prendere qualcosa che è dentro l’essere umano (la paura ma anche la gratitudine) ed elevarla verso l’alto. In cerca d’ispirazione, come scriveva un giovane allievo di Hafiz nel Quattordicesimo secolo. «Non ho voglia di scrivere versi: dunque accendo un incensiere, vi lascio ardere mirra, gelsomino e incenso. E i versi sbocciano nel mio cuore come un fiore in un giardino».

© RIPRODUZIONE RISERVATA

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