Per Fumum 2019

Posted on Marzo 30, 2020

PER FAVORE, PUOI PASSARMI IL PEPE…

PER FAVORE, PUOI PASSARMI IL PEPE…

page1image1776288…è una richiesta comune, che potrebbe esserci rivolta in qualsiasi momento durante un pasto. Eppure dietro ad una frase così banale si nasconde una storia lunga e affascinante. Il richiamo che le spezie esercitano sul genere umano inizia agli albori della Storia e si estende da una parte all’altra dei confini della terra: è stata la ricerca delle spezie a spingere i primi navigatori greci

verso l’Oceano Indiano, i commercianti indiani a esplorare i deserti dell’Africa e gli imprenditori arabi verso i più remoti confini d’Oriente. Anticamente sotto l’etichetta spezie si comprendeva una vasta quantità e tipologie di merci esotiche, dallo zucchero alle arance, dai chiodi di garofano all’incenso. Non esistevano all’epoca distinzione tra l’uso culinario e l’uso medico, per cui il droghiere era anche farmacista, nonché cuoco, da qui infatti l’uso comune di chiamare ricetta sia la prescrizione medica che le indicazioni per preparare un cibo. Non è del tutto corretto dire che il grande consumo di spezie fosse legato alla necessità di coprire il gusto della carne andata a male, nel Medioevo ad esempio le macellerie erano presenti sul territorio più di quanto possiamo immaginare. Ricordiamoci che quello antico e mediterraneo era un mondo senza tè, caffè, tabacco e mancavano ingredienti che oggi consideriamo irrinunciabili, come le patate, i pomodori e la cioccolata 😊.

Per parlare di uno dei ritrovamenti archeologici più interessanti, a proposito delle spezie, dobbiamo spostarci in Siria, sulle rive dell’Eufrate, a Terqa. In un recipiente di ceramica vennero ritrovati alcuni chiodi di garofano, all’interno di una abitazione distrutta durante un incendio avvenuto nel 1700 a. C. circa. Il proprietario della casa aveva nome Puzurum e sulle rovine della sua casa ne venne costruita una nuova e la vita qui continuò serena per millenni, fino a quando gli archeologi non scoprirono la presenza di alcune tavolette d’argilla, che l’antico fuoco aveva indurito conservandole nel tempo. È stato possibile datarle e risalgono a 1721 a.C. ed è verosimile che i chiodi di garofano siano dello stesso periodo.

Come queste spezie siano potute giungere in Siria dalle isole delle Molucche, unica zona di produzione all’epoca, resta un mistero affascinante

Il commercio delle spezie ha giocato un ruolo fondamentale, soprattutto all’indomani dell’inizio delle spedizioni geografiche. Il Regno inglese e l’Olanda si trovarono spesso in conflitto per il controllo dei territori e con il Trattato di Breda, del 1665, si conclusero gli scontri: gli inglesi rinunciarono alle pretese sulle Molucche in cambio della sovranità su un’isola del Nuovo Mondo, allora chiamata Nuova Amsterdam e che gli inglesi ribattezzarono New York.

Il commercio delle spezie ha giocato un ruolo fondamentale, soprattutto all’indomani dell’inizio delle spedizioni geografiche. Il Regno inglese e l’Olanda si trovarono spesso in conflitto per il controllo dei territori e con il Trattato di Breda, del 1665, si conclusero gli scontri: gli inglesi rinunciarono alle pretese sulle Molucche in cambio della sovranità su un’isola del Nuovo Mondo, allora chiamata Nuova Amsterdam e che gli inglesi ribattezzarono New York.

COLLEZIONANDO

page1image1773152A partire dalla formazione dei regni barbarici sui territori dell’Impero romano e per gran parte dell’epoca medievale, le uniche collezioni di cui abbiamo testimonianza sono costituite dai tesori appartenenti a principi o a istituzioni ecclesiastiche; in esse erano raccolti principalmente oggetti in oro e argento, pietre preziose, avori, sete e ricami intessuti d’oro, nonché reliquie di santi. In molti casi ad alimentare le collezioni erano i bottini di guerra, oppure le confische a vario titolo di oggetti preziosi o ancora i donativi di potenti alla Chiesa.

Per quanto riguarda le reliquie, a parte quelle dei santi locali di cui si conservava

page1image1768000il corpo, esse furono oggetto di specifiche ricerche soprattutto a Roma e in Oriente.

Il tesoro di un principe dipendeva solo in misura assai relativa dal gusto del proprietario: era innanzitutto una espressione visibile del suo potere e la ricchezza di una raccolta era direttamente proporzionale alla posizione sociale del possessore. In maniera analoga anche il tesoro di una chiesa non rifletteva il gusto del clero che la amministrava, quanto piuttosto la fama del santo cui era dedicata, che determinava di fatto la misura delle donazioni.

 

 

TUTTI CONOSCONO MADAME CHANEL, MA CONOSCETE FULCO DI VERDURA?

Fulco Santostefano della Cerda duca di Verdura è un personagpage1image1749632gio leggendario, che ha legato indissolubilmente il suo nome ai gioielli della Maison Chanel. Nato a Palermo nel 1898, partì dalla Sicilia con una scatola di cartone, per approdare prima a Parigi e poi a New York, sulla Fifth Avenue, dove creò Verdura, un marchio di gioielli unici, realizzati per le star di Hollywood e personaggi del jet set internazionale. Coetaneo e cugino di Giuseppe Tomasi di Lampedusa, Fulco apparteneva ad una delle più grandi famiglie dell’aristocrazia siciliana, purtroppo priva di mezzi economici. Cresciuto in un mondo dorato che si avviava al

tramonto, da vero gattopardo Fulco dimostrò sempre un relativo distacco dalle cose materiali: alla morte del padre, con il denaro rimastogli organizzò uno spettacolare ballo a Palazzo Verdura, ricordato come tra i più straordinari di quegli anni, a cui

page1image1764864parteciparono principi e aristocratici di tutta Europa. Dapprima a Venezia, poi in Francia e America, divenne famoso per la sua capacità di ideare gioielli unici, lavorando per Coco Chanel negli anni Trenta. Dopo la guerra si mise in proprio aprendo il celebre negozio sulla Fifth Avenue a New York.page1image1753664I gioielli di Fulco di Verdura sono stati indossati dalle più famose attrici di Hollywood, fra cui Katherine Hepburn, Lana Turner, Lauren Bacall e tra i suoi clienti poteva contare i Windsor, gli Astor, i Wanderbildt e donne di grande potere nel mondo della moda come Diana Vreeland e Helena Rubinstein. La sua arte si ispira ai capolavori dell’arte barocca siciliana, alle tele del Tiepolo, al mondo principesco della sua infanzia inSicilia, così come all’universo marino. Collaborò con Luchino Visconti per le scenografie de Il Gattopardo e negli ultimi anni della sua vita, ormai circondato dal successo internazionale, si dedicò alla pittura e scrisse le sue memorie.

UNA PIETRA EGIZIA A GERUSALEMME

page1image1766656L’egittologo Mattia Mancini ci informa che all’Israel Musem di Gerusalemme fa bella mostra di sé un blocco di pietra che riporta dei geroglifici. Il pezzo è di recente acquisizione perché è stato ritrovato nel 2019 al largo delle coste di Atlit nel nord di Israele. Sulla facciata scolpita si riconoscono tre registri con la caratteristica grafia egizia ma si intuisce anche la raffigurazione di un personaggio. In basso, si vedono ancora le

sue mani: la sinistra regge un supporto mentre la destra, che impugna uno stilo, è certamente impegnata a scrivere un testo. Facendo attenzione alla cornice che separa il secondo dal terzo registro si intuisce una decorazione che è tipica di una divinità. Si tratta infatti della dea Sheshat, paredra di Thot, entrambi divinità, femminile e maschile, della scrittura. La pietra non può che essere stata presa da un tempio che la qualità dei geroglifici farebbe risalire alla XVIII dinastia. Il testo è, ovviamente, pesantemente mutilo. Ma se focalizziamo la nostra attenzione sul terzo registro possiamo ancora leggere, da destra a sinistra dall’alto in basso, un dono che la dea ci fa:

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Ancora più interessanti sono i geroglifici posteriori. Infatti Sheshat è:

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cioè la protettrice di tutte le biblioteche. Per noi che amiamo lo studio si tratta di una divinità particolarmente interessante e appassionante.
Un’ultima curiosità. Il blocco di pietra è stato arrotondato da un lato e poi forato.

Per quale motivo? Ma è ovvio: per essere usato come àncora di un’antica nave.

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